Gestire i molesti sul lavoro

Gestire i molesti sul lavoro

Dammi il coraggio per cambiare quello che va cambiato;
la pazienza per sopportare quello che va sopportato;
la saggezza per riuscire a distinguere tra le due cose!

Antica preghiera dei Nativi d’America

Alzi la mano chi non ha mai avuto a che fare, sul lavoro o fuori dal lavoro con colleghi e persone moleste…

Nessuno vero?

Personalmente ho avuto varie esperienze dirette (ed indirette, tramite i coachee) del genere, dal “classico” collega che cerca di farti lo sgambetto all’”originale” vicino di casa…

Cosa è opportuno tener presente e fare in tali circostanze, oltre al precetto biblico del: “Sopportare con pazienza le persone moleste”, quali altre strategie sono possibili?

Premesso che esercitare la pazienza, nella vita in generale e nel lavoro, è sempre fruttuoso, parimenti lo è esercitare la propria capacità di comunicare persuasivamente, con chiarezza, nonché la propria assertività.

Pragmaticamente ci si possono presentare 3 situazioni di ricezione di comportamenti similmente molesti ma con matrici molto, molto, diverse tra loro:

  • Fraintendimento
  • Negoziazione non realizzata
  • Idiozia / “Stronzaggine”

Nel caso A la strategia più opportuna può essere quella di chiarire all’interlocutore, con calma, pazienza e gentilezza, perché, dal nostro punto di vista, il suo comportamento ci sta arrecando fastidio e cosa, a parere di entrambi, potrebbe prendere in considerazione di fare o non fare in alternativa.

Non è detto, infatti, che il nostro interlocutore sia sempre pienamente consapevole che il suo comportamento risulti molesto per noi ed è sempre strategicamente opportuno partire, innanzitutto, con una chiarificazione reciproca, con la concessione del beneficio del dubbio, per una molestia arrecata magari in modo parzialmente o totalmente involontario.

Se la strategia di tipo A porta all’emersione di interessi, bisogni, esigenze contrastanti tra i due (o più) interlocutori, allora ci troviamo in una situazione di tipo B.

Nel caso B quello che occorre fare è negoziare, con calma, pazienza, gentilezza e molta creatività ed apertura mentale, un comportamento che riesca a contemperare le reciproche esigenze portando al migliore soddisfacimento di entrambe.

In letteratura si cita, come esempio spicciolo di creatività negoziale, la situazione dei due ragazzi che litigano per un’arancia e che il padre risolve attraverso il dialogo creativo e la comprensione delle reciproche esigenze al di la della soluzione banale (metà e metà) verso la comprensione che uno voleva farci una spremuta e l’altro dei canditi con la buccia.

Se abbiamo sperimentato, con il massimo autocontrollo e la massima apertura mentale e creatività, la strategia A e quella B senza esito positivo, la situazione può essere che non ci siamo impegnati a fondo (in tal caso occorre riprovarci impegnandosi di più) oppure, purtroppo, ci troviamo nel famigerato caso C: abbiamo a che fare con una persona ottusa (che manca sia di intelligenza che di buon senso) o, peggio, con una persona cattiva (che cerca dolosamente di dare fastidio agli altri).

Nel caso C (ed esclusivamente in un vero caso C) la strategia di massima possiamo trovarla racchiusa in un celebre aforisma di Oscar Wilde: “Mai discutere con un idiota perché prima ti trascina al suo livello e poi ti batte con l’esperienza!”.

Prenderemo quindi, in tal caso, le distanze e/o le eventuali contromisure legali indispensabili per tutelarci dalle pericolose idiozia e/o cattiveria altrui.

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