Preoccuparsi oppure occuparsi

Preoccuparsi oppure occuparsi

Ti prego dammi la forza di cambiare quello che posso cambiare, la pazienza di sopportare quello che non posso cambiare e la saggezza di saper distinguere tra le due cose!

Antico proverbio indiano

Perché cosi tanti buoni propositi di inizio anno rimangono spesso disattesi?

Ovviamente le cause sono più di una ma uno dei ”segreti” del Coaching e dello sviluppo personale è la maggiore focalizzazione su quello che è realmente sotto il proprio controllo evitando la dispersione di energie e concentrazione nel vano tentativo di determinare strettamente quello che non è, in realtà, sotto il proprio controllo.

Ad esempio noi non possiamo controllare quello che pensano, dicono, provano le altre persone (alzi la mano chi non ha mai provato a farlo ed avremo trovato un bugiardo), oppure gli accadimenti che non dipendono da noi, eppure in questo vano tentativo la maggior parte di noi sperpera ingenti risorse mentali, fisiche, spirituali e materiali.

Questo spreco, però, è solo un 50% del problema, l’altro 50% è costituito dal punto che nel vano tentativo di controllare queste leve che non sono realmente sotto il nostro controllo, ci defocalizziamo da quelle che, invece lo sono e che, a causa di queste nostre “distrazioni” non presidiamo più adeguatamente, con il 100% delle nostre energie e creatività. Spesso, per illustrare questo concetto, utilizzo l’esempio della luce: noi possiamo utilizzare una data quantità di energia luminosa su una lamiera ed illuminarla, ma se la stessa quantità di energia la concentriamo in un raggio laser, focalizzato su un unico punto, questo sarà capace di tagliare quella stessa lamiera.

Un segreto della efficacia è, quindi, la focalizzazione sulle leve che ho in mano rispetto all’obiettivo che perseguo: non posso controllare gli altri ma posso (devo, se voglio essere più efficace) focalizzarmi al 100% sulla mia reazione costruttiva a quello che accade. Solo focalizzandomi posso passare dal “preoccuparmi” sterilmente, alibilmente (nel senso di cercare alibi per non impegnarmi a migliorare) e stressantemente di cose che non sono realmente sotto il mio controllo all’”occuparmi”, concretamente e fattivamente, di produrre il miglior esito per quelle cose che posso controllare rispetto all’obiettivo (tra cui il mio approccio e la mia preparazione preventiva rispetto agli imprevisti).

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