Viva la RiEvoluzione

Viva la RiEvoluzione

Esistono sostanzialmente due tipi di Aziende:

  • Quelle che pensano che la felicità dei collaboratori sia compito anche dell’Azienda;
  • Quelle che pensano che la felicità dei dipendenti sia esclusivamente un loro problema individuale.

Considerando questo tema con frettolosa superficialità, si potrebbe pensare che le Aziende di Serie A siano solo il frutto di utopistiche aspirazioni filantropiche, destinate a bruciare vanamente risorse nell’impossibile ed irrealizzabile tentativo di cambiare il mondo per renderlo migliore di quello che è dalla notte dei tempi (“Homo homini lupus” scriveva in ”Aulularia” Tito Maccio Plauto nel II Secolo avanti Cristo e teorizzava Thomas Hobbes nel “Leviatano” del 1651).

“Non sono io che ho creato il mondo e stabilito le sue regole, io le faccio solo rispettare!” dice il capo del personale della manifattura cinese, subfornitrice di componentistica elettronica, mentre coordina i lavori di esecuzione della direttiva del board per installare delle reti “anti-suicidio”, sul perimetro esterno del palazzo, per evitare che i dipendenti, al termine delle ennesime 14 ore, di un ennesimo grigio turno di lavoro, decidano di lanciarsi nel vuoto dal sesto piano, invece di rientrare ordinatamente negli affollati dormitori aziendali.

E’ questo il futuro che vogliamo per le nostre imprese? Un ritorno al 1854 di “Hard  Times” in Coketown di Charles Dickens?

Un utilitarismo neoliberista integrale?

In tal caso, la rotta adatta per queste aziende di serie B è la competizione su costi, prezzi e margini, con conseguente ricerca di delocalizzazioni produttive dove le componenti salariale e fiscale siano ridotte al minimo ed i ranghi dell’”esercito di riserva” siano numerosi e continui (ps. non scordatevi le reti).

E’ chiaro che, con questo tipo di assetto produttivo, creatività, proattività, engagement dei “collaboratori” diventano un miraggio irraggiungibile.

Molte aziende globalizzate hanno seguito una rotta intermedia: mantenere in patria le funzioni strategiche, organizzative, creative e delocalizzare quelle di mera execution produttiva nonché fiscali.

Ha funzionato per decenni, assicurando lauti profitti.

Oggi la foglia di fico diventa, a causa della repentina velocità di diffusione “social” delle informazioni, sempre più corta.

I consumatori iniziano sempre più ad interessarsi, oltre che alla qualità ed al prezzo dei beni, anche all’etica della filiera produttiva.

Al di la dei report ufficiali di Corporate Social Responsability, oggi essere identificati dal Pubblico dei consumatori come azienda che globalmente utilizza, ad esempio, minorenni su turni di 14 ore ad un quarto di dollaro per costruire i propri palloni e simili o maltratta animali oppure devasta territori, può avere un ritorno di fiamma ingente sulle attività.

Cosa fanno invece le Aziende di serie A?

Sgombriamo subito il campo dalla grossolana obiezione che queste aziende, a causa del loro orientamento al benessere dei collaboratori, siano meno redditizie, anzi… ci sono molti casi di PMI e grandi Aziende Italiane e straniere (es. Brunello Cucinelli, Illy, Ferrari, Tesla, Google, Toyota, ecc…) dove ai crescenti utili aziendali si uniscono innovazione, eccellenza, talento, grande soddisfazione dei dipendenti e del territorio di cui l’Azienda stessa diventa orgogliosa espressione (Made in Italy, nel nostro caso).

Queste aziende di Serie A sono, in realtà, eccellenti, da ogni punto di vista: tecnico, finanziario, gestionale, etico, umano e rappresentano meglio di tutte le altre la valorizzazione contemporanea del business, delle persone, del territorio, una combinazione win, win, win; La vera via maestra, sostenibile, dell’eccellenza Made in Italy.

Il vero problema risiede nel fatto che è molto più facile creare un azienda di serie B che una di serie A.

L’Azienda di serie A richiede una leadership, un management, un’execution, un’Etica, una Social Responsability eccellenti (non di facciata, come per le aziende di serie B) un committment totale che ripaga con una profonda soddisfazione spirituale e materiale di tutti gli stakeholder.

In queste aziende il discretionary effort dei collaboratori è sempre massimo, non inesistente come nelle aziende di serie B ed i risultati si vedono, si sentono, si contano.

E’ difficile creare un’azienda di serie A?

Certo, creare un azienda di serie A è difficile quanto può essere frustrante e senza senso sprecare la propria vita in aziende di serie B, ma solo un azienda di serie A può assicurare il benessere materiale e spirituale di tutti gli stakeholder.

Tra il ’46 ed il ’59 la produttività dei suoi stabilimenti aumenta del 600%, la produzione del 1.300%, il salario degli Operai Olivetti è una volta e mezzo la media nazionale, si realizza, per primi, la settimana di 45 ore, biblioteca e teatro, corsi di letteratura, arte, asilo, cineforum, conferenze, la Lettera 22 diventa un’icona degli anni ’50, l’Elea 9300 del ‘59 è il primo calcolatore a transistor al mondo, le sue Fabbriche modello diventano comunità di uomini liberi accomunati da una comune ricerca del bello e del vero:

“Nella nostra Fabbrica ci deve essere libertà, non soltanto perché nella libertà ci crediamo, ma perché Noi siamo un’azienda di inventori e l’invenzione ha bisogno di libertà” soleva ripetere Adriano Olivetti.

In Tesla dicono che la leadership tecnologica non è determinata dai brevetti (che Tesla rende open source nell’interesse della massima diffusione dei trasporti sostenibili e quindi del pianeta) ma dall’abilità di attrarre e motivare i tecnici di maggior talento al mondo in una mission comune.

Centinaia di Coach Professionisti sono pronti, capaci e determinati ad innescare, insieme a voi, questa Ri-Evoluzione aziendale e sociale, trasformando, insieme, più aziende possibili in aziende di Serie A, per la valorizzazione di talenti e potenzialità di Persone, Territori e Business, vero ed unico motore storico della qualità eccellente del Made in Italy…

Tu sei pronto a farlo?


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