Ricchezza vs. Empatia

Ricchezza vs. Empatia

Sempre più ricerche dimostrano una correlazione negativa tra livello di ricchezza personale/potere e le proprie competenze empatiche (cft “Rich People Just Care Less”, Goleman-2013).

Questo gap empatico crescente può sembrare ed il più delle volte viene percepito come se fosse, irrilevante, dal punto di vista del ricco (o non essere percepito per nulla).

In fondo se posso risolvere le situazioni mettendo mano al capiente portafoglio o usando il mio potere, perché preoccuparmi? L’empatia, intesa come la capacità di leggere (empatia cognitiva), provare (empatia emozionale) e dare una mano (empatia compassionevole) relativamente ad emozioni e stati d’animo altrui è, però, una componente fondamentale della leadership moderna (e del teamworking e comunicazione efficaci).

La scarsa empatia rende impossibile comprendere di chi potersi realmente fidare nella schiera dei clientes e “finti amici” in realtà orbitanti attorno al patrimonio/potere personale/familiare. La scarsa empatia, inoltre, rende pericolosamente difficile leggere con accuratezza il proprio contesto sociale, un area di focus essenziale per un leader; celebre esempio, in tal senso, la frase:

« S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche! », riattribuita a Maria Antonietta, futura decapitanda nella Rivoluzione Francese.

In altre parole, il ricco/potente che non allena la propria capacità empatica lo fa a suo rischio e pericolo.

Rischio di non avere sufficiente consapevolezza dell’impatto dei propri pattern emozionali-comportamentali e, quindi, di non accrescere la propria efficacia nel gestirli al meglio. Rischio di non comprendere e non essere compreso dalle persone vicine, in azienda come in famiglia. Rischio di perdere repentinamente la popolarità acquisita, se sostenuta solo da dazioni e favori materiali e non da una visione condivisa. Per allenare l’empatia puoi prendere l’abitudine di domandarti, ad ogni incontro: “Questa persona cosa prova in questo preciso momento e perché?” cercando di immedesimarti nella SUA “mappa mentale” (il contesto interno individuale di valori e bisogni di riferimento), uscendo completamente, per un attimo, dalla TUA mappa.

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